L’arte sublime della lavorazione a macchia aperta

La ‘macchia aperta’ è una lavorazione antica e preziosa. Per eseguirla ci vuole una profonda sapienza artigiana, l’unica che tra tanti blocchi può riconoscere quello più adatto e tagliarlo nel modo corretto. E una volta ottenute le lastre, ecco che allora entrano in gioco tecnica e creatività in un lavoro infaticabile e sinergico, preciso e costante, determinato a liberare il disegno dalla pietra

 

Taglio a macchia aperta: in che cosa consiste?

La lavorazione della pietra naturale a macchia aperta sfrutta le lastre consecutive di un unico blocco che, una volta lucidate seguendo la logica del libro aperto, vengono disposte in modo speculare così da creare intense soluzioni grafiche.

La macchia aperta può essere creata con un’unica lastra divisa in due oppure selezionando delle lastre dallo stesso blocco.

Le pietre naturali ideali sono preferibilmente quelle con venature molto pronunciate come il Marmo Calacatta vena oro, il Bianco Statuario oppure le onici che sono molto ricercate per le loro superfici intense e caratterizzate da linee parallele. Splendidi sono anche i risultati che si possono ottenere da pietre naturali con venature decisamente originali come quelle del marmo nero Wave. Ottimi per la macchia aperta sono anche i marmi, i graniti e le pietre naturali che presentano macchie sufficientemente delineate anche come cromatismi.

Attraverso la lavorazione a macchia aperta si possono avere diversi risultati: se il blocco di pietra viene diviso in due lastre che vengono lucidate e poi disposte in modo speculare, le soluzioni saranno prettamente grafiche visto che le stesse riprodurranno con ‘effetto specchio’ l’andamento simmetrico delle venature.

Se invece il blocco viene tagliato in più lastre, allora in questo caso le possibilità diventano numerose dal momento che, grazie alla posa che sfrutta la simmetria, si potranno anche comporre grafiche e disegni simmetrici estremamente suggestivi.

Di una bellezza più onirica e quasi magica sono i risultati che si ottengono quando i materiali presentano le così dette ‘macchie’: qui la fantasia e l’esperienza del posatore giocano un ruolo estremamente importante e i risultati possono veramente essere di una bellezza imparagonabile.

La macchia aperta è una lavorazione preziosa perché richiede materiali particolari, professionisti capaci e posatori con una grande esperienza. Il risultato è però altamente personalizzato e regala una sensazione di unicità senza pari. La superficie infatti diventa come un’opera d’arte che sfrutta la morbida sensazione di lusso naturale che solo le superfici in pietra sanno comunicare.

 

Una lavorazione, tante competenze

La prima competenza necessaria per avere un buon risultato dalla macchia aperta è saper selezionare a priori la lastra che, una volta aperta e tagliata (con tagli conseguenti e contigui dal medesimo blocco), presenti venature visibili e continue oppure macchie di una certa entità di superficie e particolarità di cromia.

Segue poi il lavoro di progettazione che deve sfruttare al massimo le potenzialità estetiche delle singole lastre.

A seguire, e dopo la lucidatura, c’è poi un lavoro artigianale di posatura molto delicato perché il buon risultato esige che si dia precisa continuità alle venature e perfetta corrispondenza alle macchie.

 

La macchia aperta nel design

La realizzazione a macchia aperta rende l’ambiente particolarmente prezioso, comunicando vera esclusività e stile. Per questo, rientra a piena norma nel trend attuale dei bagni di lusso dove, per dare maggiore risalto all’artigianalità dell’esecuzione, la macchia aperta trova la collocazione perfetta come rivestimento anche parziale di pareti o pavimenti.

Molto utilizzata comunque è questa lavorazione anche nelle docce o come elemento di finitura per vanity tops, bordi di lavandini o vasche da bagno e idromassaggio.
La macchia aperta adesso è ricercata anche per le SPA, dove la pietra naturale lavorata in modo così prezioso arreda in modo perfetto questo particolare tipo di ambiente unendo il lusso ad un’idea esclusiva di naturalità.

Ma la macchia aperta può trovare la giusta soluzione anche come elemento grafico per personalizzare i pavimenti o i rivestimenti di sale o ambienti di rappresentanza, hotel e luoghi d’élite: i disegni speculari che si possono realizzare con questa tecnica, infatti, possono essere anche molto grandi e decisamente d’effetto. Vero però è anche il contrario: la macchia aperta può giocare un ruolo affascinante nella decorazione anche di piccole superfici, nicchie o piani d’appoggio, regalando l’emozione di vere opere d’arte create appositamente per il committente.

 

Giochi grafici per un tocco di classe: Ulysses e Mayfair

L’esperienza e l’alta specializzazione di Marmi Vrech nell’esecuzione della lavorazione a macchia aperta trovano una delle più alte espressioni in due realizzazioni molto particolari, sia come esecuzione che come materiali e location.

La prima si trova sullo yacht Ulysses, costruito nel 2016 e lungo ben 107 metri, famoso sia per l’ambizioso progetto che per l’arredamento particolarmente elegante e lussuoso. Per Ulysses, Marmi Vrech ha realizzato dei pavimenti in onice chiaro dedicati ai bagni armatoriali che giocano sulla specularità delle regolari venature color miele del materiale. Oltre all’atmosfera ovattata, questa pietra naturale unita alla raffinata lavorazione comunica una particolare attenzione nel mettere in rilievo il desiderio di rigore esclusivo che domina tutto il concept di interior design dello yacht. Il risultato, nella sua semplice eleganza, è sorprendente.

Altro, splendido esempio di lavorazione a macchia aperta firmato Marmi Vrech e realizzato su disegno dell’interior designer Cristiano Gatto, si trova nel cuore di Londra, in un residence esclusivo di Mayfair. Qui, alcuni bagni sono stati realizzati utilizzando anche il marmo Wave che ha la particolarità di avere una cromia su toni di nero molto profondo solcata da rare venature quasi rettilinee che dal giallo oro virano all’ocra. Splendido è il gioco fatto sulla superficie posta accanto ad una delle numerose vasche da bagno del progetto: l’effetto è come di un fulmine che da un punto d’origine si divide in due saette perfettamente speculari.

 

Una piccola curiosità sulla macchia aperta.

Nel 1693, Catania fu sconvolta da un terribile terremoto che rase al suolo gran parte della città. La ricostruzione, comunque, avvenne in modo molto rapido e questo può essere facilmente dedotto dall’uniformità di certe architetture, dei materiali proposti e dalle tecniche di decoro utilizzate, tra le quali molto ricorrente è anche la macchia aperta.

Questa lavorazione venne proposta soprattutto nella decorazione marmorea delle chiese con risultati stupefacenti come quella che ad esempio si può ammirare sull’altare laterale della chiesa di Sant’Agata la Vetere che una volta accoglieva il corpo della santa: qui, le mani sapienti degli artigiani catanesi sono riuscite a riprodurre il corpo della santa attraverso la specularità delle venature e delle macchie del marmo.

E per citare un altro capolavoro si deve sicuramente far riferimento alla chiesa di San Michele Arcangelo dove, con il marmo lavorato a macchia aperta, sono stati riprodotti con una fedeltà quasi fotografica bestie, uomini, demoni e santi, visibili alla base delle colonne degli altari laterali.

 

 

 

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